Approfondimenti
Il Turismo del Futuro
Guidare Sicuri
Vini Biologici e Biodinamici
Il turismo del futuro
L’albergo diffuso è un modo completamente nuovo di fare turismo, ci aiuta a scoprire e vivere gli angoli più suggestivi del nostro paese nel più totale rispetto dell’ambiente. Nasce di solito in antichi borghi, ricchi di storia e di cultura, permette di immergersi nell’atmosfera del luogo vivendo a contatto con i residenti e sentendosi quasi parte del vicinato.
Questa nuova formula di ospitalità può essere considerata turistico sostenibile a tutti gli effetti, in quanto le strutture ricettive non hanno alcun impatto ambientale, anzi sono ricavate valorizzando e recuperando gli edifici tipici del borgo senza intaccare l’integrità del territorio.
La nostra regione offre un circuito di alberghi diffusi che invitano a scoprire le incontaminate montagne del Friuli Venezia Giulia. Un’ occasione per farsi coinvolgere nei ritmi di una vita ancora scandita dall’alternarsi delle stagioni per scoprire lo spirito semplice e cordiale della vita nella montagna friulana. Gli affascinanti itinerari culturali, le passeggiate alla scoperta delle erbe officinali e le visite alle aziende agricole per assistere alla lavorazione del latte ed ad altre attività agricole con gli strumenti della tradizione renderanno, la vacanza un’esperienza indimenticabile.
L’albergo diffuso è un’occasione per chi non vuole solo visitare un luogo di vacanza ma soprattutto viverlo!
Per ulteriori informazioni:
http://www.clubalbergodiffuso.it/
Guidare Sicuri
Un’impennata della severità nei controlli alcolemici e la conseguente difficoltà dell’utente a difendere la propria passione per il buon bere. Sono questi i motivi che impauriscono l’abituale amante dei vini, bianchi o rossi che essi siano, consigliandogli una certa prudenza negli assaggi onde evitare spiacevoli ripercussioni sulla patente, dopo l’inasprimento delle sanzioni da un paio d’anni a questa parte per chi si fosse trovato alla guida in stato di ebbrezza. La quale però, a seconda dei casi personali, spesso ebbrezza reale non è: colpa di quel limite così discusso di 0,5 milligrammi di alcool per litro oltre i quali si va incontro a multe pesanti che possono sfociare addirittura nella confisca del mezzo.
Sono ormai tanti, all’interno del mondo vitivinicolo, a ritenere quell’asticella troppo bassa e le sanzioni per chi la supera troppo alte.
Claudio Fabbro, enologo e giornalista, segue il problema ormai da tempo, e propone quattro soluzioni immediatamente applicabili per arginare il preoccupante fenomeno: “Educare e formare i giovani al bere in modo consapevole, sottolineare l’importanza del motto “chi guida non beve”, ripristinare il limite alcolemico di 0,8 milligrammi per litro per gli over 21 come già avviene in Inghilterra e Germania ed effettuare un numero maggiore di narcotest nell’orario notturno tra le 24 e le 8 - indica Fabbro.
A livello nazionale Assoenologi si è resa conto dell’importanza di una discussione su questo problema e anche a livello locale c’è chi si sta dando da fare per offrire delle soluzioni alla questione.
C’è infatti già un progetto, denominato Wine Moderation, che propone di rapportarsi con gli studenti nelle scuole insegnando loro alcuni concetti semplici ma fondamentali sul tema, che sottolineino come il vino possa essere una risorsa se non se ne abusa: l’esempio più concreto a proposito di ciò è quello riguardante il pane. Se ne mangio 5 chili in poche ore chiaramente mi farà del male: idem per quanto riguarda il vino.
Il prodotto dunque non va colpevolizzato.
È importante quindi tramandare la moderazione, la cultura dell’assaggio, per tutelare innanzitutto il proprio fisico, ed è importante – conclude Fabbro - non mettersi alla guida in orario notturno se si ha consumato dell’alcool”.
M.F. 11/09
Vini Biologici e Biodinamici
Si fa un gran parlare in questi ultimi anni di agricoltura biodinamica. Questo speciale metodo di coltivazione, ma anche vera e propria filosofia di lavoro, coinvolge anche il mondo del vino. Qui di seguito abbiamo deciso di raccogliere un po’ di informazioni e pareri autorevoli per fare un approfondimento sulla materia.
Buona lettura!
La coltivazione biodinamica è un metodo di agricoltura introdotto negli anni '20 da Rudolf Steiner, scienziato austriaco multi disciplinare che invitava a considerare come un unico sistema il suolo e la vita che si sviluppa su di esso. Due principi chiave della teoria biodinamica di Steiner riguardano il compostaggio e le fasi della Luna. Nell’agricoltura biodinamica è data molta importanza, infatti, ai quattro elementi della natura: aria, acqua, terra e fuoco. È inoltre fondamentale la coordinazione tra i cicli lunari e i tempi di lavorazione del terreno.
Per certi versi si può affermare che la coltivazione biodinamica non è una tecnica nuova, ma può essere considerata come l'enfatizzarsi di tradizioni antiche mirate a creare condizioni ambientali armoniose e migliori. Quante volte ci siamo sentiti dire di andare a tagliarci i capelli con la luna calante, o pensiamo invece a quando i nostri nonni studiavano la fasi della luna per stabilire il momento giusto per seminare nell’orto! Ma sintetizzare tutta la questione in queste poche affermazioni risulta sicuramente riduttivo.
Lo scopo della pratica biodinamica è quello di creare un terreno salutare dal quale le uve potranno crescere sane. Queste uve saranno poi l'espressione del loro terroir, che potrà essere riflesso nella qualità del vino. L’agricoltura biodinamica si basa sull’idea della natura in equilibrio: bisogna mantenere equilibrato in modo naturale il terreno con tutti i suoi organismi per ottenere – nel caso del vino - da viti sane dell’uva di alta qualità.
Nella pratica questo vuol dire che in agricoltura biodinamica non vengono utilizzati prodotti di sintesi chimica (concimi, fitofarmaci, diserbanti) e organismi geneticamente modificati. Si somministrano invece dei preparati naturali ottenuti da processi fermentativi, decotti e minerali, sempre tenendo conto delle fasi della luna e del sole. Il terreno si lavora secondo metodi tradizionali, tutto con l’obiettivo di rigenerare e rivitalizzare il suolo.
Riportiamo alcuni passi di un’intervista, realizzata dalla rivista Porthos (www.porthos.it) a Leonello Anello, esperto e promotore dell’agricoltura biodinamica in Italia. Secondo Anello: “La vera biodinamica lavora sulla terra proprio perché il concetto fondamentale su cui tutto passa è la terra, non la pianta. Il principio dei preparati biodinamici si innesta sulla possibilità di essere degli acceleratori … al contrario i preparati che utilizzavano gli antichi erano inefficaci perchè ogni agricoltore poteva prepararli nella sua terra, dove crescevano soltanto certe specie di piante … ciò significa che spesso non c’era la disponibilità delle piante giuste. … Quello che possiamo fare è agire sulla terra, in modo tale che, quando la pianta ne avrà necessità, con la terra e con il cosmo, possa crearsi il proprio equilibrio”. Così le viti riescono a radicarsi bene e profondamente per sopportare periodi di gran caldo o di pioggia. “L’agricoltura biodinamica non ci porta a evitare la peronospora, ma ci consegna piante che riescono a contenere la sua moltiplicazione esponenziale …”.
Il calendario lunare viene seguito anche in cantina per i travasi e l’imbottigliamento. Di solito non vengono aggiunti dei lieviti – l’enologo elabora l’uva sana e maturata bene e non ricorre ad interventi fisici o chimici, il mosto fermenta con i propri lieviti autoctoni.
“Il viticoltore biodinamico deve imparare prima di tutto a conoscere la terra, poi deve smettere di usare preparati da laboratorio e capire che i pianeti hanno un’influenza importantissima…”.
Correttamente si parla di “vino ottenuto da uve da agricoltura biodinamica”, perché come per il “vino biologico” non esiste un protocollo che disciplini la fase della vinificazione. Attualmente, non esiste un disciplinare di vinificazione, né a livello internazionale né a livello italiano. L’unico controllo possibile è quello sulle uve, che devono essere prodotte secondo le tecniche dell’agricoltura biodinamica. (Una precisazione: l'agricoltura biologica rispetto a quella biodinamica si “limita” a garantire un naturale equilibrio ambientale e produttivo utilizzando prodotti a basso impatto ambientale, rinunciando quindi ai prodotti a base di sostanze chimiche di sintesi e di organismi geneticamente modificati.)
Concludiamo con alcune riflessioni tratte dall’intervista a Leonello Anello che lasciano il dibattito aperto a future evoluzioni: “… La biodinamica di negativo ha il fatto di essere molto raccontata ma poco attuata, il motivo per cui non è esplosa e non si è così diffusa, è proprio il fatto di averne sempre discusso ma di non averla mai messa in pratica ... L’agricoltore è stato impoverito delle sue conoscenze perché per molti anni è stato informato dalle stesse persone che gli vendevano i prodotti…finalmente ora l’agricoltore comincia a riappropriarsi del sapere ed a capire ad esempio che le patologie non sono quella disgrazia di cui si parla …”.
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