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L’inverno che sarà

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Un po’ forse si esagera!

Da anni le notizie legate ai cambiamenti climatici imperversano sulla carta stampata, sulle tv, sui social; molti ne parlano, a volte con approssimazione disarmante. E’ un argomento che fa audience e spesso viene trattato come un pettegolezzo ma qui ci sono in gioco ben altri valori.

Credo che la categoria a cui appartengo viva la situazione abbastanza da vicino e, se alla quotidianità si aggiunge spirito di osservazione e attitudine alla catalogazione, può arrivare qualche bella sorpresa. 
Per esempio, nella mia area produttiva, almeno cinque delle ultime dieci vendemmie sono state caratterizzate da estati regolari, con pochi se non addirittura senza esagerati estremismi nelle temperature e nella piovosità.
Il riscaldamento del pianeta e le conseguenze che ne possono derivare sono una condizione conosciuta che deve anche preoccupare. La loro ciclicità è storica, ma l’uomo oggi ha più conoscenze e le può utilizzare con criterio.

Così come gli insediamenti urbani necessitano di una collocazione territoriale e di tecniche costruttive che mettano al riparo dalle brutte sorprese, lo stesso si può dire per gli insediamenti viticoli: i terroir idonei sono imprescindibili per scongiurare il “pressapochismo viticolo”. 
Lo sviluppo e le opportunità solo per il profitto non sono la strada da seguire, di esempi negativi ce ne sono già fin troppi. 

A.P.