Bibenda

Maggio 2014

Confini

dal numero 103 di venerdì 2 maggio 2014

“Confine, diceva il cartello. Cercai la dogana. Non c’era. Non vidi, dietro il cancello, ombra di terra straniera”. Questi i versi di Giorgio Caproni, uomo che i confini non li ha mai amati né considerati, sia nel suo impegno nella Resistenza, sia in quello di maestro elementare e poi di traduttore, giornalista e poeta non ermetico né essenziale ma spontaneo, aperto, pronto alle sfide e senza confini o limiti. Un atteggiamento, quello del poeta livornese di nascita e genovese d’adozione, che, tenute in conto le debite differenze, ricorda un po’ lo spirito della genesi di un vino che invece porta il nome di Confini, figlio di Alvaro Pecorari della cantina Lis Neris, che simboleggia una sfida e con essa il superamento stesso del proprio nome. Nato alla fine degli anni Novanta, Confini reca nel suo DNA uno stile alsaziano, minerale, deciso e di forte personalità che ha finito però con l’essere intimamente friulano, al confine, appunto, tra Mediterraneo e Mitteleuropa, come ogni buon friulano che si rispetti. Nel 1997 il battesimo, che mostrava una strada nuova per il Pinot Grigio, focalizzata sulla surmaturazione delle uve, come ama definirla lo stesso Pecorari. Il nome del vino, ci spiegò anni fa Alvaro Pecorari, ha due significati: “uno geografico, giacché dalle nostre vigne si scorge il confine della Slovenia, e l’altro legato al limite del Pinot Grigio, unica uva inizialmente impiegata nel vino e solo successivamente in blend con altre varietà”. Il primo Confini era infatti monovarietale, si è deciso solo in seguito di inserire altre uve perché il Pinot Grigio, da solo, in surmaturazione perdeva troppa acidità negando la giusta verve al vino. Nella valutazione delle uve migliori da affiancargli, la scelta ricadde subito sul Gewürztraminer, “capace di dare corpo e rotondità”, e sul Riesling per la sua “vitalità acida”; entrambi da cloni alsaziani. Così nel 1999 Confini ha assunto la fisionomia del vino che oggi conosciamo. Sin dalle prime annate il vino divise la platea dei consumatori: grasso, mieloso, ma sempre “nordico” nei tratti aromatici minerali, di felce, zenzero ecc.

Dalla fine degli anni Novanta ad oggi Confini non è cambiato solo per l’innesto di altri due vitigni oltre al Pinot Grigio ma anche per la diminuzione del residuo zuccherino, passato da 14 a 6 grammi per litro, esprimendo al contempo una maggiore mineralità. In vigna Pecorari non usa trattamenti chimici e per abbassare ulteriormente le rese taglia la punta dei grappoli, tecnica che, allo stesso tempo, garantisce loro una maggiore areazione. Una volta in cantina le tre varietà (Pinot Grigio 40%, Gewürztraminer 40%, Riesling 20%) vengono vinificate separatamente con fermentazione in tonneau di secondo passaggio, quindi i vini sostano un anno a contatto con le fecce nobili e frequenti bâtonnage. Le masse vengono poi unite per riposare prima in acciaio e, dopo l’imbottigliamento, 12 mesi in vetro. A distanza di nove anni dalla vendemmia, meno dall’imbottigliamento, il Confini 2005 non è più soltanto un buon vino ma una pura emozione. Il colore è oro, con barlumi ancora verdolini ai margini. L’olfatto affascinante, ricco, molto complesso, minerale e balsamico prima di sciogliersi in toni di fiori secchi, pesche sciroppate, ananas disidratato, agrumi canditi, licci e fichi infornati. Ancora vivace il tratto vegetale che ricorda salvia e ortica, mentre è a dir poco invitante il corredo di caramella d’orzo, biscotti e mineralità che attraversa l’intera fase. La rotondità del palato è oggi da manuale, la freschezza ancora viva, la sapidità affusolata e la struttura sempre ben in vista, ma mai ridondate. Il segno aromatico indiretto è coerente e lungo nel rammentare agrumi, pasticceria e tanta, tanta mineralità. Il suo unico confine è il vetro della bottiglia che lo avvolge. 

Lis Neris
Via Gavinana, 5 
34070 San Lorenzo Isontino (GO)
Tel. 0481 80105 
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lisneris@lisneris.it

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