Viaggiare
E' il nome che abbiamo voluto dare a questa rubrica che ci guida alla scoperta di siti meravigliosi, dove la vite contribuisce a vestire l'ambiente e dove i vini hanno un carattere davvero unico.
LA VITICOLTURA SULLE PENDICI VULCANICHE DELL’ETNA
La costituzione, nel 1435, a Catania, della "Maestranza dei Vigneri" rappresenta la conferma dell’esistenza di una realtà viticola operante sull’Etna. Questa importante associazione ha contribuito a creare nel tempo le basi per una professionalità i cui protagonisti erano gli stessi produttori-viticoltori. La viticoltura che oggi contraddistingue in particolare il versante nord dell’Etna, nella provincia di Catania, è di tipo primordiale caratterizzata da una coltivazione antica che rispetta l’equilibrio naturale di questo ambiente.
Il terreno vulcanico, formato da pietre generate dalla disgregazione della lava, cambia continuamente, diventando profondo e fertile in certi punti o pochissimo profondo, con roccia vulcanica affiorante, in altri. Le vigne sono immerse tra boschi di querce, castagni e ginestre. La vite, allevata ad alberello, può essere solo coltivata a mano, con piccoli mezzi agricoli poco invasivi (motozappe), o utilizzando il mulo. Le temperature invernali sono rigide ma calde nel periodo estivo, con sbalzi di temperatura tra giorno e notte notevoli (anche 30 gradi).
Tra la vite e l’ambiente in queste zone si instaura una continua lotta per la sopravvivenza. Le piogge possono arrivare inaspettate in qualsiasi momento. Esse anche se abbondanti non vengono trattenute dal particolare terreno vulcanico. Nel periodo estivo la siccità rende il terreno sabbioso asciutto e arido. Le viti spesso soffrono di questa disomogeneità pedologica e dei frequenti eccessi climatici. Questa sofferenza rappresenta uno stimolo per le piante, che provoca in esse una grande e ostinata volontà di sopravvivenza, e le induce a dare poco frutto, ma ricco. Mai troppo dolce o troppo concentrato, di buona acidità e di grande equilibrio.
La coltivazione antica nel rispetto dell’equilibrio naturale del luogo, unita al saper attendere il momento migliore per ogni fase di lavorazione, rendono il vino vera espressione di questo particolare ed unico territorio.
- Estratto da: www. salvofoti.it -
VITICOLTURA VALTELLINESE
La viticoltura ricopre da sempre un ruolo di fondamentale importanza nel comparto agricolo della Provincia di Sondrio. La pratica di questa coltura arborea è attestata da numerose fonti documentali, che ne confermano la storicità ed il rilievo. Per molti secoli la vite è stata la principale fonte di sostentamento delle popolazioni locali, nella cui dieta piuttosto povera il vino rappresentava un importante alimento oltre che una diffusa merce di scambio con altri generi di prima necessità. La civiltà della vite e del vino ha lasciato segni indelebili in Valtellina, sia dal punto di vista culturale che ambientale; ha introdotto modifiche armoniose e spettacolari del paesaggio rurale, che nemmeno la riduzione della superficie coltivata nell’ultimo secolo è riuscita a cancellare. Infatti tuttora il dato che più colpisce il visitatore che per la prima volta si rechi in Valtellina è l’estensione, quasi ininterrotta sul versante Retico (destro idrografico), dei terrazzamenti vitati, delimitati da muri a secco( 2500 Km.) e raccordati da scalini vertiginosi che creano un panorama senza uguali al mondo. Il vino che se ricava godeva di buona fama già nell’antichità, anche se gli elogi di alcuni autori Latini relativi all’Uva retica sono di incerta attribuzione, e divenne un fattore decisivo per l’economia della Valtellina a partire dal ‘500, con l’inizio della dominazione svizzera e l’ulteriore incremento degli scambi commerciali verso il Centro - Nord Europa. Sopravvissuta alle grandi crisi del XIX secolo, la viticoltura resiste oggi in Provincia grazie alla caparbietà degli agricoltori, impegnati in un’attività tuttora non meccanizzabile ed estremamente onerosa dal punto di vista dei costi di produzione, il che abbatte drasticamente i margini di reddito ricavabili. Sui terrazzi, molto spesso di dimensioni ridottissime, si coltiva prevalentemente Nebbiolo (localmente chiamato Chiavennasca), base per vini austeri e di grande longevità abbinata ad una finezza garantita dall’ambiente di coltivazione montano. I numerosi riconoscimenti testimoniano la bontà del lavoro di ammodernamento e di aggiornamento tecnico intrapreso dai produttori. Nella stessa ottica di riconoscimento e di visibilità di un patrimonio unico si colloca anche la costituzione da parte del Consorzio Tutela Vini di Valtellina della Fondazione Provinea – Vita alla vite di Valtellina, una Onlus il cui obiettivo è l’inserimento dell’ecosistema viticolo valtellinese nella lista dei Beni Patrimonio dell’Umanità curata dall’Unesco. Complessivamente la superficie tuttora coltivata nella zona a Denominazione di Origine è di circa 800 ettari, che salgono a poco più di 1000 considerando tutti i vigneti registrati al Catasto; le aziende viticole iscritte alla Camera di Commercio di Sondrio sono più di 1500, il che rende bene l’idea della notevole frammentazione delle superfici e al contempo delle ricadute occupazionali dell’attività, che rappresenta circa il 15% della PLV agricola della Provincia. www.consorziovinivaltellina.com
Casimiro Maule, direttore Casa Vinicola Nino Negri, Chiuro (SO)
www.consorziovinivaltellina.com
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